Pubblicato in: Inverno, Libri, Serie TV, Tempo Libero

Un po’ di tutto

Oggi, finalmente, visto che ho un po’ di tempo, ho deciso di scrivere in un unico post di tutte le mie ultime esperienze. Prometto che cercherò di essere conciso il più possibile e che non mi dilungherò su dettagli inutili, ma sapete come sono fatto: divago tanto. Ecco, vedete: ho già divagato. Vabbè, ora iniziamo. In primis voglio parlare delle serie tv, che sono ben quattro, due completamente nuove e due sono le ultime stagioni di serie che avevo già inziato a vedere. Partiamo dalle serie nuove. La prima è “Designed Survivor” o “Sopravvissuto Designato” , se preferite la versione italica. Inizio spiegando cos’è un sopravvissuto designato: è quella persona che, durante un evento ad alto rischio per il Presidente degli Stati Uniti d’America, viene, appunto, designata come successore del presidente e viene tenuta in salvo in una sorta di bunker. La serie parla appunto di questo, ma in una chiave originale: il sopravvissuto designato è il ministro alla famiglia. “Come il ministro alla famiglia?” chiederete voi. Il fatto è che tutte le persone più autorevoli di lui sono morte insieme al presidente in un attacco terroristico al Campidoglio  (quello americano, non quello italiano, eh). Riuscirà il nostro protagonista a destreggiarsi nel caos post-attentato? Questo dovrete scoprirlo voi, io posso solo dirvi che ho apprezzato la serie, anche se non ne sono totalmente convinto. La seconda serie è “American Odissey”, che parla di Odelle Ballard, una soldatessa americana. La sua “squadra” viene sterminata. . .  per aver fatto troppo bene il suo lavoro, diciamo. Fatto sta che lei dovrà combattere per la sua vita tra i terroristi, che la vogliono morta essendo americana, ed i suoi alleati che cercano di ucciderla per seppellire lo sterminio della squadra, e non solo. Purtroppo, a causa di ascolti insufficienti,a serie ha “chiuso i battenti” alla prima stagione, perciò non sapremo mai come finirà veramente la storia, ma vi consiglio comunque questa serie. Le ultime stagioni delle altre due serie sono state in un caso una conferma e nell’altro perfino un “miglioramento” di due delle mie serie preferite: Sherlock (della BBC con Cumberbatch) e Suits. La quarta stagione di Sherlock ha confermato la sua genialità e la sua complessità, indice di un buon lavoro della regia e della produzione. La quinta stagione di Suits, telefilm stranamente poco conosciuto in Italia, è stata, a parer mio, un incredibile modo di porre un punto fermo alla serie. Notare che ho detto punto fermo e non fine, perché, infatti, è già uscita la sesta stagione in america e nel giro di quakche mese dovrebbe uscire anche in Italia. Non vedo l’ora! Vi consiglio vivamente entrambe le serie, ma soprattutto Suits, dato che, appunto, non è molto famosa in Italia. Passiamo ora ai libri. Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima e che forse dovrei fare più spesso: rileggere un libro che non mi ha convinto a pieno. Il libro in questione è “La torre nera: l’ultimo cavaliere” di Stephen King, di cui avevo già scritto in un altro post, che vi invito a leggere per capire di cosa sto parlando. Comunque, stavo dicendo che l’ho riletto e, ponendo più attenzione al finale, sono stato cinquistato dal suo stile incredibilmente crudo ed istintivo. Quindi, ovviamente, ho comprato il seguito: “La torre nera: la venuta dei tre”. Non ho anfora terminato di leggerlo, ma sono già stato rapito dai nuovi sviluppi della trama. Siamo arrivati alla fine? Sì, anche se avevo in programma di parlare anche di anime, ma penso cheo farò in un altro post, perché la discussione richiede del tempo che al momento non ho. Comunque, spero che questo excursus sulle mie ultime esperienze vi sia piaciuto. A presto! 

    Matt

    Pubblicato in: Felicità, Gioventù, Inverno, Musica, Tempo Libero, Vita

    Music sweet music

    “Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno” – “Ispirazione” by Mostro ft. LowLow, Vegas Jones

    Sono giorni che non ho un minuto per riposarmi, figurarsi per scrivere. Finalmente torno a casa (sono fuori dalle sette di mattina e rientro alle sei di sera, per intenderci) ed ho dieci minuti netti prima di riuscire: cosa faccio? Mi scervello per una trentina di secondi, poi tiro fuori auricolari e cellulare e faccio partire la riproduzione casuale. Già incominciamo con “I Love You” di OMFG, che è un toccasana per giorni come questi (sapete com’è Milano, c’è la nebbia, e se non lo sapete, venite a fare un giro ch’el ghè la pulenta!). È subito seguita da “Bring the madness” di Excision e Mayor Apeshit. Per coronare il “tris motivazionale” arriva “Hymn for the weekend” dei Coldplay (la versione remixata da Seeb, non l’originale). Ok, missione compiuta: ho recuperato un po’ di energia. Mi informano che dovrò prendere il treno per andare a Milano (questioni personali) e allora il mio morale crolla di nuovo a terra. Mi dicono anche di sbrigarmi, perché prima dovrò prendere il pullman che sarebbe partito dieci minuti dopo da Senago (il paesino dove vivo) per Garbagnate e da lì prendere il treno alla stazione che sarebbe partito da lì a mezz’ora. Nella fretta mi dimentico parte delle cose che avrei dovuto portare con me. Insomma, sono nel panico. Riesco per miracolo a prendere il pullman in cui mi ritrovo solo soletto. Mi frugo nelle tasche e trovo un paio di cuffie (ne ho tanti sparsi per tutto l’emisfero boreale). Le collego al cellulare e riparto con la musica e così mi ritrovo alla stazione. Riesco a prendere il treno e da lì tutto liscio. Diciamo che la musica mi ha reso il viaggio più confortevole, ma mi ha decisamente migliorato la giornata. Quindi, ascoltate tutti un po’ di musica ogni tanto, fa bene! 

    PS: la frase che ho citato ad inizio post è fra quelle che mi hanno tenuto compagnia stasera ed ho già scritto titolo ed autore. Saluti! 

    Matt

    Pubblicato in: Dramma, Fantascienza, Locked In, OBF, Tempo Libero

    Locked In “First Stage” #12: Impronte

    Tutto accadde in una frazione di secondo. Rose… o meglio, il corpo di Rose si librò in aria di tre metri con le mani giunte di fronte al petto, le separò e poi fu il caos. Un ondata devastante di vento sbalzò via tutto ciò che era attorno a Rose in un raggio di venti metri, compreso Josh. Il ragazzo rimase sospeso per circa due secondi, ma invece di schiantarsi malamente rischiando anche di morire rimase in “stasi” dieci centimetri sopra il terreno per un altro secondo, poi atterrò dolcemente. Fece per alzarsi ma una forza di incredibile intensità lo teneva ancorato al terreno. Allora si sforzò di voltarsi verso sua sorella e vide che la luce rosastra, che ora non le tingeva solo gli occhi ma formava come un’aura attorno a lei, si stava spegnendo. Non ebbe un attimo di esitazione, quando si accorse di non essere più costretto al terreno si alzò e corse verso Rose appena in tempo per prenderla al volo mentre ricadeva al suolo. Aveva gli occhi socchiusi ed era impallidita. Sussurrò solo una frase prima di svenire: “Fidati… Josh, fidati… di lei… seguila!”. Il fratello non sapeva cosa fare, era in preda al panico: gli alieni sarebbero ritornati e sua sorella era fuori gioco. Cosa avrebbe fatto? Ad un tratto una voce agitata si insinuò nella sua mente: “Josh! Rose! Mi sentite?!” dopo un momento di riflessione, riconobbe Ekho e le rispose: “Sì Ekho, ti sentiamo… o meglio ti sento” “Cosa è successo a tua sorella?” “Non lo so. Ora è svenuta. Ha fatto qualcosa di strano” “Beh, sembra che quel qualcosa abbia funzionato, guardati attorno”. Josh seguì il consiglio e diede uno sguardo a ciò che lo circondava. Fu come se si fosse svegliato in quel preciso momento: tutti i sapori, gli odori ritornarono vividi e si presentarono a Josh. La puzza di marcio di quegli esseri si mescolava a quello della morte. Tutti gli alieni che li circondavano, infatti, erano ancora ai loro posti, ma palesemente senza vita. La scena era raccapricciante: l’onda d’aria provocata dalla sorella aveva letteralmente disintegrato alcuni di loro, mentre gli organi interni degli altri erano stati espulsi dal loro corpo ed erano sparsi per l’edificio. Impiegò qualche secondo per realizzare che aveva provocato più vittime sua sorella fra gli alieni che questi fra i soldati ed impiegò qualche altro secondo per formulare la domanda che, più che ad Ekho, era diretta al vuoto che lo circondava: “Se… loro, che si trovavano a più di tre metri da noi, sono morti, come ho fatto io a sopravvivere?” “Questo lo devi chiedere a tua sorella, Josh. Ora muoviamoci, dobbiamo tornare al campo militare a fare rapporto”. Il ragazzo girò su se stesso un altro paio di volte in cerca di qualcosa. Non sapeva nemmeno lui cosa, ma sentiva che doveva esserci qualcosa di più. “Seguila” aveva detto, ma come? “Dai Josh! Non è un luogo sicuro questo!” esclamò Ekho. No, no, no! Ci doveva essere qualcosa… ecco! “Impronte!” esordì dopo un lungo silenzio Josh “Cosa?!” “Delle impronte Ekho! Guarda! Rose aveva ragione!” “Ma… di cosa stai parlando?!” “Vieni Ekho, seguimi!” e si diresse nella direzione verso cui, così Josh sperava, era andato l’essere che aveva preso il controllo di sua sorella e che avrebbe fornito loro delle risposte su ciò che stava veramente succedendo.

    Erano passate ormai dieci ora da quando Robert era entrato nello stanzino per il collegamento diretto con il gioco. Emma era preoccupata: “Ma cosa starà facendo?” e proprio nel momento in cui pronunciava quelle parole la porta lentamente si aprì. Ne uscì il marito terrorizzato e visibilmente nel panico. La moglie gli corse incontro per sorreggerlo: gli mise il braccio sinistro dietro alla schiena e lo aiutò a sedersi su di una sedia. “Robert… ma… come sei ridotto? Cosa è successo lì dentro?” “Lei… sa…” “Sa cosa? Robert mi stai facendo spaventare! Cosa è successo? Chi è lei?” “Lei… sa di Jonas” disse l’uomo prima di cedere alla stanchezza: chiuse gli occhi e crollò sulla sedia. Ora Emma aveva sul volto la stessa espressione del marito e stentatamente disse: “Ma… come…?”

    Pubblicato in: Dramma, Fantascienza, Locked In, OBF, Tempo Libero

    Locked In “First Stage” #11: Nella tana del lupo

    Rose e Josh erano nella loro tenda. “Avanti Rose, non puoi dirmi che non è successo niente!” “Non ti ho detto che non è successo niente, ho detto che non è successo niente che ti riguardi.” “Qualcosa che non mi riguarda?! Di cosa stai parlando?! Rose, sono tuo fratello!” “Lo so, ma per adesso non ti posso dire niente. Abbi fiducia in me, ti prego. E’ l’unica cosa che ti chiedo di fare, ok?” Josh rimase in silenzio per qualche secondo, meditando sulla questione, ma non ebbe il tempo di rispondere alla sorella. “Ragazzi, sono felice di rivedervi!” disse il comandante, entrando nella tenda. I due ragazzi si misero sull’attenti “Buongiorno, comandante!” “Riposo, riposo ragazzi. Non pretendo vi mettiate sull’attenti e se considerate questa una buona giornata, mi chiedo seriamente da dove veniate. Comunque, non sono venuto qui per portarvi i miei saluti, o meglio non solo. Devo porvi una domanda: siete sicuri di voler..” Rose lo interruppe “Comandante, capiamo perfettamente l’importanza di questa missione e il rischio che comporta” “Tu sei un po’ impertinente, ragazza…” Rose per un momento si chiese se stesse facendo la cosa giusta “… ma non penso tu sia stupida e penso che nemmeno tuo fratello lo sia. Mi avete dimostrato il vostro coraggio già una volta, perciò non c’è bisogno che lo facciate ancora. Quindi, la domanda che vi stavo per porre è, siete sicuri di voler prendere parte alla missione con il ruolo di mappatori?” i fratelli si scambiarono uno sguardo, ma non era uno sguardo di conferma alla domanda posta dal comandante, quanto a quella posta da Rose. Bastò un battito di palpebre da parte di Josh: un leggero sorriso comparve per una frazione di secondo sul viso della sorella, i due si voltarono verso il comandante e risposero all’unisono “Sissignore!”. Il comandante guardò i fratelli con compassione e, al tempo stesso, orgoglio “Bene, ragazzi. Buona fortuna. Partiremo fra quindici minuti, preparatevi” e uscì dalla tenda.

    Stavano marciando verso il LACC, quando una voce si intrufolò nella mente dei fratelli, che dal colloquio con il comandante erano rimasti in silenzio: “Josh, Rose, è arrivato il grande momento! Siete pronti?” “Certo Ekho! Ti sembra che una persona non convinta di ciò che sta facendo possa provare il benché minimo piacere nel trovarsi qui?!” rispose in modo brusco Rose, ma poi riprese con voce più calma “Scusa… è che sono tesa e… ho paura, va bene? Ho paura di questo posto, ho paura di perdere mio fratello, ho paura di morire e ho paura di Hunter. Penso sia umano avere paura, o non lo è?”. Accompagnando la domanda con un sospiro, Josh disse: “Chi è Hunter?” e Ekho ripeté interessata “Già, chi è Hunter?”. Dopo un attimo di esitazione Rose rispose alzando lo sguardo verso il truce spettacolo che si profilava di fronte a loro: “Se sopravviveremo a questo inferno ve lo dirò, ora non è il momento adatto per farlo. Concentriamoci, tra poco inizierà la missione!” “Sì, hai ragione Rose. Ha dopo ragazzi!” “A dopo, Ekho” risposero sommessamente i due. Poco dopo dalla testa del plotone si levò un fumo rosso: quello era il segnale. Dovevano separarsi dai soldati, aggirare il LACC e entrare da un’apertura fra le macerie. I fratelli iniziarono a spostarsi e si trovavano più o meno a metà del lato lungo del LACC quando sentirono i primi spari e le urla dei soldati: “Josh!” “Il combattimento è iniziato Rose, vediamo di sbrigarci!” “Ma… stanno morendo Josh, come possiamo lasciare che questo succeda? Come ha potuto quello psicopatico di Robert Handow concepire un delirio simile?”. La ragazza era in preda al panico. Le urla di disperazione del plotone l’avevano completamente spiazzata ed era come subito dopo il risveglio al LACC: brancolava come stordita e i sensi le si erano annebbiati. Faceva fatica a camminare in linea retta e Josh se n’era accorto. La prese per mano e la trascinò dietro di sé, in modo anche da proteggerla da ciò che li attendeva all’interno dell’edificio. Entrarono e subito Josh si arrestò, Rose, ancora stordita, sbatté la testa contro la schiena del fratello e lentamente disse: “Josh… cosa…?” “Non guardare Rose…” e a questa precisa frase la sorella si mosse di lato per sbirciare da dietro la spalla del ragazzo. Josh temeva in una reazione eccessiva della sorella, vista quella che aveva avuto per le urla: di fronte a loro si stagliavano gruppi di macerie fumanti di quel fumo nero, i pochi soldati rimasti vivi erano accerchiati da decine, centinaia di alieni che da lì a poco avrebbero posto fine alle speranze dei fratelli. Il ragazzo stava per condurre in salvo la sorella fuori dall’edificio, ma la fessura da cui erano entrati era bloccato da un gruppo di quegli esseri orribili. In un momento anche loro erano accerchiati, erano spacciati. La sorella all’improvviso si parò davanti al fratello: “Sembra che siamo entrati nella tana del lupo senza sapere quanti lupi ci fossero dentro…” “Ma… Rose… cosa dici…” “Non sono Rose” disse l’entità all’interno del corpo della ragazza voltandosi verso Josh. Le pupille dei suoi occhi brillavano di una leggera luce rosastra: “Non ti preoccupare ragazzo, tra poco ti restituirò tua sorella, lascia solo che prima vi salvi!” e così dicendo alzò le mani al cielo, mentre qualcosa di simile al terrore affiorava nei globi neri che gli alieni avevano per occhi.

    Pubblicato in: Comportamento, Domande, Gioventù, Tempo Libero, Vita

    Ehm… no? (#CosaDiCuiNonPossoFareAMeno)

    “Hey! Hey!” “Che c’è, stridula?” “Non dovevi scrivere un certo post…?” “Ehm… no?” “No! Hai sbagliato!” “Cosa avrei sbagliato, romana?” “E’ ‘Ehm.. sì’, non ‘Ehm… no?’!” “Ma cosa?” “Er tu primo post, che sennò?” “Ma chi stava parlando del primo post?” “Ah, bho, che ne so. Ho sentito che parlavate e me so voluta unì, solo che nun sapeva che dì, perciò me ne so’ uscita così!” “Ah, bell’idea… bell’idea decisamente…” “Bell’idea cosa, Matt?” “Posso intitolare un post, così! O no, vocine?” “Bho, per me poi fa quel che voi. Basta che scrivi e a me sta bene!” “Bene, allora è deciso. Mi metto a scrivere!” “Aspetta, posso farti fare una domanda?” “E falla, tanto sei nella mia testa e me la farai comunque, quindi parla” “Di cosa vuoi parlare?” “Ah… effettivamente non lo so. Mi inventerò qualcosa… magari un tag” “Se, se, se! Sentilo! Mo se vole mette’ a scrivere n’tag! Ma te pare na bona idea?!” “Non lo è?” “Eh no! Nun te ne poi uscì così, dal nulla, senza dì gniente prima, eh! Nun si fa così!” “Ascoltate, voi siete solo invenzioni della mia mente perché non so come scrivere le introduzioni dei post, perciò mo vi state zitte e mi lasciate scrivere, ok?! Oh, un po’ di silenzio finalmente!”

    Sì… sono un po’strano, ma capitemi, devo fare qualcosa di diverso dal solito ogni tanto no? Eh allora iniziamo. E’ vero, voglio scrivere questo tag sulle “cose di cui non puoi fare a meno”, o come mi piace chiamarle le “dipendenze che non sono vere dipendenze”. Inizierò elencando le mie tre dipendenze, poi passeremo alle formalità.

    La prima è sicuramente la menta. Tutto ciò che contenga menta (dolci, gelati, ghiaccioli, cicche, caramelle o bevande che siano) è stato assaggiato dalla mia persona e ciò che non è ancora passato per le mie fauci presto lo farà. Per me è veramente impossibile resistere alla menta. Farei di tutto per la mente, dare la mia vita per lei! No, in realtà non lo farei, ma avevo bisogno di una frase scenografica e cosa c’è di più scenografico della morte? Probabilmente la resurrezione. Già, probabilmente sì. Aspetta… come sono finito a parlare di morte e resurrezione? Vedete: divago! Divago troppo! Quindi, la prima cosa di cui non posso fare a meno è la menta. Passiamo alla seconda.

    La seconda dipendenza è il the, in particolare l’EstaThe. Purtroppo (per me, non per voi. Anzi per voi e meglio così, fidatevi!) voi non siete affianco a me quando scrivo. Infatti mi vedreste assumere strane posizioni per via della mia impossibilità di stare seduto composto. Dio benedica i banchi attaccati al muro! Senza di loro starei probabilmente sdraiato per terra. E’ più forte di me, non ce a faccio a stare seduto normalmente per più di due secondi senza impazzire! Sapete cosa apparentemente non riesca a fare anche? Scrivere una frase normale senza divagare e mantenere il filo del discorso. Volevo dire, prima di iniziare a divagare, che vedreste sempre vicina a me una bottiglia di the (vicina allo schermo se scrivo dal computer, sul divano se scrivo dal tablet, nello zaino se scrivo dal pullman). Ovviamente, come penso possiate immaginare, quando d’estate escè la versione “EstaThe alla menta” non posso controllarmi e ne compro abbastanza per soddisfare l’Italia intera per almeno un mese, mentre a me durano solo pochi giorni. Si questa non è una “finta dipendenza”, questa penso sia proprio vera. So che non sono esattamente le bibite più salutari del mondo, ma che ci posso fare: sono fatto così. Passiamo alla terza dipendenza!

    Allora, qui serve un piccolo preambolo. Dovete sapere che per tutta la mia infanzia io sono stato allergico alla frutta secca. Questo tipo di allergia include anche le nocciole. Perciò non ho mai mangiato Nutella per tutta la mia infanzia. So che sembra una specie di peccato capitale o di sfortuna enorme. Tutti quelli a cui lo dico assumono due espressioni: o quella del tipo “corri subito a rimpinzarti di Nutella, eretico miscredente!” oppure quella “oh, povero piccolo uccellino dall’ala rotta, ma come avrai fatto a sopravvivere per tutto questo tempo?”. Fatto sta che ho sostituito la Nutella con il cioccolato fondente. E ancora adesso sono un appassionato di cioccolato fondente e, anche se non è proprio vero che non ne posso fare a meno, è un’abitudine che vorrei mantenere, dato che alcuni studi affermano come il cioccolato fondente sia il più salutare. So che per alcuni è un po’ troppo amaro o troppo forte, ma a me piacciono i sapori forti, quindi sto bene così!

    Allora, che ne dite: avete curiosato abbastanza? Bene, ora veniamo alle regole del tag:

    -dire almeno tre cose di cui non si può fare a meno e argomentare un minimo le scelte;

    -taggare tre blogger;

    -ringraziare il blogger che vi ha taggati;

    -inserire nella sezione “categorie e tag” del post il tag “#CoseDiCuiNonPossoFareAMeno (so che è un po’ lungo ma, sinceramente, è il primo che mi è venuto in mente, o in menta a seconda dei gusti)

    Quindi, capito tutto? Io invito ognuno di voi a scrivere in un commentino al post almeno una delle vostre “dipendenze”. E se invece volete rispondere completamente, consideratevi taggati e seguite le regole appena elencate. Auguro a tutti una buona serata e in generale una buona settimana, dato che è lunedì! Saluti!

    Matt

    Pubblicato in: Dramma, Fantascienza, Locked In, OBF

    Codename: Against Hunter

    Quella ragazza è strana… molto intelligente… sa molte cose su questo mondo e su come funziona, forse troppe. Non ne sono sicura, ma penso di averle mentito: se voglio pacificare questo mondo, dovrò salvare anche lei e suo… fratello. Fratello… quanto ti vorrei qui: tu sapevi come agire in ogni situazione… o almeno così ricordo. Eri sempre tu ad occuparti di me… ma ora basta pensare al passato. Mi alzo in volo sopra la città. Di nuovo vengo oppressa dal fumo e dalla sensazione di terribile dolore che satura questo mondo. E’ ora del primo contatto. “Hunter! So che sei qui! Mostrati!” “Viandante! Ci vediamo di nuovo!” “Non chiamarmi con quel nome. Io non ho un nome. Io non sono nessuno e sono sconosciuta a tutti. Così deve rimanere.” “Ok, ok, come vuoi. Quindi: un’altra volta, eh?” “Già. Come sempre sei destinato a perdere, perciò perché non ti arrendi subito e lasci stare questi poveri ragazzi?” “Beh, che gusto ci sarebbe? Apprezzo il tentativo comunque, ma dimmi: chi sono questi ragazzi?” “Ho detto ragazzi? Volevo dire persone…” “No, no, no. Stiamo partendo con il piede sbagliato, vedi? Tu che mi menti? Non dovresti essere in grado di mentire. Sei una coscienza artificiale, come me…” “No, questo no! Non come te!” “Lasciami indovinare: sono gli intrusi vero? Mi hanno veramente incuriosito quei due… forse moriranno per ultimi” “No, non moriranno” “Oh, ho toccato un tasto dolente? Non mi vorrai dire che… ti… sei affezionata, vero? Oh, qui non ci siamo: Jonas non ne andrebbe per niente fiero. Ah, quando combattevo contro di lui era tutto più interessante. Poi sei arrivata tu, macchina incorruttibile e stupidamente ligia al dovere, ma ora… oh, ora tutto è cambiato!” “Non è cambiato nulla! Ti fermerò come ho sempre fatto!” “Non penso, sai? Anzi penso proprio che quei due saranno la causa della tua sconfitta. Beh, che ci vuoi fare: tutta la vita, ammesso che si possa chiamare vita, nella Sala degli Specchi, da sola, senza nessuno con cui parlare, qualcuno come un… fratello, dico bene?” “Lascia stare mio fratello! Smettila di stuzzicarmi! Ti ho convocato solo per avvisarti che a breve inizierà lo scontro!” “Ed io ho accettato di presentarmi per risponderti che sono pronto ad affrontarti, come sempre del resto. Sai, è tutto molto noioso quando non ci sei, o più in generale quando non combatto. Passare tutta la giornata a spaventare la gente… le ragazzine sono le migliori, specialmente la tua amica…” “Non ti azzardare a farlo mai più, chiaro? Ne è rimasta sconvolta!” “Ah, vedi?! Non solo non neghi di essere sua amica, ma la proteggi personalmente perfino!” “Taci! Con te ho finito!” e scompare. Rimango da sola. Fluttuo nel cielo. E’ davvero mia amica? Non lo so, ma non mi piace vederla soffrire. Non mi piace veder soffrire nessuno, ma con lei è diverso. Non solo non mi piace, ma… è come se provassi dolore quando lo prova lei. Non so cosa fare. Jonas lo saprebbe. Jonas sa sempre cosa fare. Ancora mi chiedo cosa voglia Jonas in particolare da questo mondo. Se ha voluto assicurarsi che ci entrassi e che non ne uscissi fino a lavoro compiuto tendendomi una trappola, è evidente che tiene a questo mondo. Ma perché? Che legame c’è fra quell’uomo… Robert e Jonas. E poi perché quella ragazza sa così tante cose? Ho bisogno di pensare. Ho bisogno di tempo, ma non ho tempo. Non ho mai tempo.

    Pubblicato in: Dramma, Fantascienza, Locked In, OBF

    Locked In “First Stage” #10: Non temere, io ci sarò sempre!

    Rose si era rannicchiata nelle coperte e tremava… tremava, ma non di freddo, bensì di terrore. Quel terrore che ti penetra nelle ossa, ti scorre nelle vene e ti annebbia la vista. Josh cercava di farla “rinvenire” da quella specie di trance con l’aiuto di Ekho, ma ogni tentativo era invano. Da lì a poco sarebbe arrivato il comandante per chiamarli a colloquio prima della missione: Rose non poteva presentarsi in quel modo, non l’avrebbe lasciata partire e così non sarebbero potuti uscire da quel gioco dannato e perverso. “Andiamo Rose: tranquillizzati, calmati e spiegaci cosa.. credi di aver visto” ma lei non ne voleva sapere. Non parlava, non fiatava: se ne stava lì con lo sguardo perso nel vuoto a tremare dalla paura. In realtà, però, non era totalmente inerme: il suo corpo sì, ma la sua mente era impegnata in un dialogo tanto surreale quanto fondamentale. “Chi sei? Perché parlavi con Robert? Chi è Jonas e chi è quell’essere orribile che ho visto? E perché sei nella mia testa?! Rispondimi! Subito!” esordì Rose “Calmati ragazza. Risponderò, una alla volta, a tutte le tue domande a patto che ti calmi. Io sono… io non sono. Ti basti sapere che il mio compito è liberare ogni mondo dalla sofferenza e dal dolore…” “Ogni mondo?! Di cosa stai parlando?!” “Ti prego di non interrompermi. Nemmeno io so come funziona la Sala degli Specchi.” Rose non riusciva a capire di cosa stesse parlando, ma non la interruppe “Solo Jonas sa come funziona, ma ora torniamo a noi. Il mio compito, come ho appena detto, è liberare tutti i mondi, compreso questo, dal dolore. Non so chi sia Robert, ma posso presumere che tu intenda l’uomo con cui mi sono incontrata prima, vero?” “Sì, quell’uomo ha bloccato qui me e mio fratello Josh…” alla parola fratello la figura con cui Rose stava parlando si irrigidì e la ragazza se ne accorse “… stai bene? Ho detto qualcosa di sbagliato?” “No… no… hai detto bloccati qui? Non sei di questo mondo?” “No, io vengo dal mondo reale: questo è un videogioco creato da Robert e da sua moglie Emma per non so quale malato motivo. Hanno fatto entrare me e mio fratello Josh all’interno del videogioco e poi ci hanno… chiusi dentro, diciamo, e ora per uscire dobbiamo finire il gioco. Comunque tu non hai ancora risposto a tutte le mie domande!” “Sì, chiedo perdono. Riguardo a Jonas posso dirti ben poco. Io l’ho conosciuto come The Lamb e so che lui ha potere su tutti i mondi, ma è troppo debole per pacificarli da solo, perciò mi ha chiesto di farlo al posto suo ed io ho accettato. Lui è in qualche modo, che io non conosco, legato all’uomo che tu chiami Robert e anche a questo mondo…” “Perciò?” “Perciò io devo fare di tutto per scoprire cos’ha questo mondo di speciale e, ovviamente, pacificarlo. Se questo comporta aiutare te e tuo fratello, sarò ancora più lieta di farlo, ma, e spero questo non ti offenda, non ho alcun obbligo verso di voi” “Ma allora la domanda mi sorge spontanea: perché sei proprio nella mia testa?” “Perché tu vedi” “Vedo… cosa?” “Me” “Non ti dovrei vedere?” “Nessuno mi può vedere tranne The Lamb, Robert, The Hunter… e ora tu” “Aspetta, aspetta, aspetta: chi è questo Hunter? E’ quell’essere che ho visto prima?” “Sì, è lui. Questo è il primo mondo in cui si è stabilito e perciò sarà più complicato da estirpare, ma se non lo faccio nessuno avrà più pace, nemmeno tu e tuo fratello. Ora devi andare” “Andare? Andare dove? Ma io ho ancora molte domande senza una risposta chiara!” “Domande che per adesso rimarranno tali. A presto, ragazza. Spero che tu e tuo fratello troviate quello che state cercando” e detto questo la figura scomparve. Rose brancolò nel buio del suo subconscio per qualche secondo e poi rinvenne definitivamente: “Josh! Josh!”. Il fratello, che nel frattempo stava discutendo sul da farsi con Ekho sull’uscio della tenda, appena sentì la voce della sorella le corse incontro. I due si abbracciarono forte: “Ho avuto molta paura, Josh” mormorò Rose “Lo so, lo so. Stai tranquilla…” disse il fratello accarezzandole la testa “… ricordati: qualsiasi cosa succeda, non temere, io ci sarò sempre!”